I live in a desert?

We are all aware that we live in a consumer society and that cities are the answer to our needs, whether they are primary or secondary; but if they don’t meet our expectations?!

I live in Marche, on the Adriatic Coast of Italy, recently described like “the affordable Tuscany”, but that I always called like “forget by everyone” region. Enchanting landscapes, sea view from the mountains, hidden places to explore, but what if we’ll talk about consumptions?

Our area is known for shoe production and everyone ride the wave so we always find single-issue outlet stores, shops and markets fighting for success; this is a great solutions for tourist or lovers looking for the perfect occasion. As native everything good and beautiful, but what if we’ll move the focus through other fields? Backwardness Centuries, few spot of style spaces and too much “shop-assistant stickiness Syndrome”.

Speaking about, the opening of an H&M shop in my area it’s been something between a breech birth and a disbelief in fact while in Milan &Other Stories landed from us opened the FIRST H&M beneath arguably awful choices and madness. Lately they are equipped with shopping mall where it’s easy to find some of the most known low-cost retailers, then take a step beyond and the story it’s always the same. Luckily shopping mall and low-cost retailer are not the only solution, but if even the others let you think “Better to keep my wallet closed!”?

And what about beauty? Same story, maybe worst. Miraculously we have the ONLY Sephora of the area able to satisfy the make-up lovers, apart from it we have a bunch of classical Beauty Stores with not so many appealing products, but if we’d like to try something different…better let the desire pass away from you! Instead lightly more satisfied could feel the Bio Cosmetic lovers or beginner because this is the only sparkle of develop that I noticed through the raise of theme shops or devoted corners.

And what about the other fields? Tediously the same.

Personally I’m not a “shopaholic”, but sometimes I walk around on a serious shopping session trying to satisfy my hunger of curiosity, but how does it will go? I will drift around, staring at the window shops, then suddenly turning crazy, complaining that nothing satisfy myself and closing my mind. My wallet will get closed too and I’ll became my friends nightmare able to let them spend all their money for something they don’t need.

In short I’m not good to raise my area economy and lately I always seek refuge to shopping on-line because seems to be the only one able to answer my needs without my nerves go haywire.

Assuming a veiled Small City Syndrome I wonder: will come the day when will stop to see Italy in a centric-Milan way? Or supposing Italy  just like a bunch of big cities?

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Siamo tutti coscienti del fatto che viviamo in una società consumistica e che le nostre città siano la risposta ai nostri bisogni, siano essi primari o secondari; ma cosa pensare quando queste non rispondono alle nostre aspettative?!

Vivo nelle Marche, regione affacciata sul mare Adriatico ultimamente descritta come “La Toscana accessibile”, ma che a me vien sempre da chiamare come una di quelle regioni “dimenticate da tutti”. Paesaggi incantevoli, mare a portata di mano, angoli da scoprire, ma parlando di consumi?

La nostra zona è conosciuta soprattutto per la produzione di calzature e, come spesso capita, tutti cavalcano quest’onda e noi troviamo spacci aziendali, negozi e mercatini monotematici che si azzuffano per il successo; ottima soluzione per turisti ed appassionati che si ritrovano in giro alla ricerca dell’occasione perfetta. In quanto autoctona tutto bello tutto bene, ma se viriamo l’ago verso le altre proposte cosa troviamo? Secoli di arretratezza, poche pecore nere di stile e troppa “collosità da commesso petulante”.

Parlando di arretratezza, soprattutto se ci confrontiamo con il resto, siamo una delle zone in cui l’apertura di catene come H&M può diventare un misto tra un parto podalico ed incredulità, perché mentre a Milano si apriva il primo punto &Other Stories da noi veniva aperto il primo H&M tra scelte discutibilmente orribili e masse impazzite. Ultimamente si sono attrezzati aprendo centri commerciali che assemblano alcune delle catene di abbigliamento low-cost, ma fai un passo oltre e la storia è sempre la stessa. Fortunatamente non esistono solo catene e centri commerciali, ma anche il resto lascia sempre un po’ di quell’amaro in bocca da “Meglio tener chiuso il portafoglio!”.

E se parlassimo di beauty? La cosa che verrebbe fuori sarebbe pressoché la stessa, se non peggiore. Miracolosamente troviamo UN punto Sephora che sembra poter soddisfare le appassionate e poi profumerie varie classicamente concepite, ma qualora volessimo provare qualche diversa diavoleria…meglio farsi passare la voglia! Leggermente più soddisfatte potrebbero sentirsi gli amanti o gli incuriositi dalla Bio Cosmesi perché è l’unica evoluzione che sto notando grazie alla proliferazione di negozi tematici o di angoli dedicati.

E se volessimo parlare degli altri settori? Per non sbagliare, niente cambia.

Personalmente non sono una “shopaholic” (o più semplicemente una malata di shopping), ma a volte scendo anche io a “fare un giro” per cercare di soddisfare la mia fame di curiosità o semplicemente per vagare e “shoppingare”, ma ogni volta come va a finire? Che girovago, guardo, poi improvvisamente impazzisco, niente mi soddisfa, chiudo la mia testa, così come il mio portafoglio, e al massimo faccio spendere chiunque sia con me.

Insomma non sono adatta a far girare l’economia della mia zona e ultimamente mi rifugio nello shopping on-line che mi trovo a consultare perché unico che riesce a rispondere alle mie esigenze di stile senza farmi saltare i nervi.

Ammettendo una velata Sindrome Da Piccola Città mi chiedo: arriverà il giorno in cui si smetterà di vedere all’Italia così Milano-centrica? Così grande-città-dipendente?

BallaDiFieno

 

 

 

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