Bianca e Blu

(via Facebook)

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A few days ago I went to the Museum of Rimini which houses two very interesting exhibitions from October 11 to December 8 : 80s 90s Facing Beauties (which I will talkyou about in the next post) and Bianca e Blu (“White and Blue”) by Monica Bolzoni.
“Bianca e Blu” is the name -inherited from the previous owners- ofthe first store opened by the designer in Milan. Atelier, but in direct relationship with the street, Bianca e Blu manages to give life to personal works both sartorially, and for the customers’ affinity.
It is an exhibition that captures the identity and history of Bolzoni and her path in the fashion world. Dresses that are born from body’s study: an appreciated body, enhanced in its shapes and in its lines, not covered, masked, but like a second skin, which can fit to any size and physicality. These garments are evergreen, just because they aren’t developed by the elaboration of a trend, but from the woman itself, with neutral color choices, that Bolzoni highlights through the use of very researched accessories, produced with great care. A style that reflects Milan a lot, but surely influenced by the contamination of a Japanese functionalism. Its planning follows the logic of the subtraction (the “less is more” if you want) for a minimalist aesthetic, with no frills, and that allows us to recognize the strength of simplicity. One of the peculiarities of Bolzoni’s creations are the materials, innovative and experimental, chosen because of the predilection of the exaltation of form, geometry and body proportions.
Her work is like an ongoing research and an attempt to reach the essence of the dress, which appropriates itself of an own identity, but respecting the body is wearing it. It’s immediated link with the movie “The Skin I Live In” by Pedro Almodóvar and the jumpsuit second skin signed Jean-Paul Gaultier, that insists on the same idea of exalted physicality, but from a diametrically opposite point of view, emphasizing the claustrophobic perspective; the protagonist is in fact trapped in the skin that has been forced to “live in”.
Between 1995 and 1996 Monica Bolzoni created clothes specifically for Vanessa Beecroft’s performances, that are explaining the best modular concept so dear to her. You will remember Beecroft for her performace in 2005 (vb56) in collaboration with Louis Vuitton. The New Yorker artist realizes performaces a bit like tableaux-vivant in traditionally artistic spaces, but with a poetic closely linked to fashion. Models-mannequins reiterate so obsessively the image of perfection without identity, immobilized in a sort of crystallization of time, as indistinguishable icons of uniformity. These performaces put in place over the years, are designed as a reminder of obligations that society imposes to the female body: sexuality, the cult of beauty, the relationship with food… However in the case of Bolzoni the modularity represented should not be interpreted as multitude’s uniformity, but as a personal declination, gaining uniqueness because it was built FOR everyone’s body. Each piece can be recombined, acquiring more meanings, changing each time (she made lingerie from the breakdown of a nylon pantyhose). It’s in this period the designer introduces the raw cut in her sartorial style, that will become a must in her collections.
Elegance as simplicity, transition from neutral to personal are the two concepts that in my opinion better synthesize Bianca e Blu experimental process. “Body” is the key word you must keep in mind visiting this exhibition.
Exhibition curated by Vittoria Caterina Caratozzolo in collaboration with the Fashion first and second level degree students from Bologna University, Rimini Campus.

Pochi giorni fa sono stata al Museo di Rimini che, dall’11 Ottobre all’8 Dicembre, ospita due mostre molto interessanti: 80s 90s Facing Beauties (di cui vi parlerò nel post successivo) e Bianca e Blu di Monica Bolzoni.

“Bianca e Blu” è il nome -ereditato dai precedenti proprietari- del primo punto vendita aperto dalla stilista a Milano. Atelier, ma in rapporto diretto con la strada, Bianca e Blu riesce a dar vita ad opere personali sia dal punto di vista sartoriale, che da quello della vicinanza al cliente.

Si tratta di una mostra che racchiude l’identità e la storia della Bolzoni e del suo percorso nel mondo della moda. Abiti che nascono dallo studio del corpo, lo valorizzano, ne esaltano le forme e le linee, senza nasconderlo, mascherarlo, quasi una seconda pelle, che si adatta a qualunque fisicità e taglia. Sono capi evergreen, proprio perché non si sviluppano dall’elaborazione di una tendenza, ma dalla donna in se, con scelte cromatiche neutre e sempre attuali, che la Bolzoni valorizza tramite accessori molto ricercati e prodotti con grande cura. Uno stile che rispecchia molto Milano, ma che sicuramente risente della contaminazione di un funzionalismo nipponico. La sua progettualità segue le logiche della sottrazione (del “less is more” se vogliamo) per un’estetica minimale, senza fronzoli, che spinge a riconoscere l’efficacia della semplicità. Una delle particolarità delle creazioni della Bolzoni sono i materiali, innovativi e sperimentali, scelti appunto per la predilezione dell’esaltazione della forma, della geometria e delle proporzioni del corpo.

Il suo lavoro si pone come una continua ricerca e un tentativo di raggiungere l’essenzialità dell’abito, che si appropria di una sua identità, rispettando però quella del corpo che veste. Mi sorge spontaneo il collegamento al film “La pelle che abito” di Pedro Almodóvar e la tutina second skin firmata Jean-Paul Gaultier, che ribatte lo stesso concetto di fisicità esaltata, ma da un punto di vista diametralmente opposto, enfatizzandone l’aspetto claustrofobico; “la” protagonista si trova infatti intrappolata nella pelle che è stata costretta ad “abitare”.

"The Skin I Live In" by Pedro Almodóvar  (via Google)

“The Skin I Live In” by Pedro Almodóvar (via Google)

Tra il 1995 e 1996 Monica Bolzoni crea dei capi appositamente per le performances di Vanessa Beecroft, decisamente esplicative del concetto di modularità a lei caro. Vi ricorderete della Beecroft per la sua performace del 2005 (vb56) in collaborazione con Louis Vuitton.

vb56, Vanessa Beecroft, Louis Vuitton Space in Paris, 2005 (via Google)

vb56, Vanessa Beecroft, Louis Vuitton Space in Paris, 2005 (via Google)

L’artista Newyorkese realizza delle performaces come tableaux-vivant in spazi tradizionalmente artistici, ma con una poetica strettamente legata alla moda. Modelle-manichini reiterano in modo ossessivo l’immagine di una perfezione priva di identità, immobilizzate in una sorta di cristallizzazione temporale, come indistinguibili icone dell’omologazione.  Queste performaces messe in atto nel corso degli anni, sono ideate come un promemoria degli obblighi che la società impone al corpo femminile: la sessualità, il culto della bellezza, il rapporto con il cibo…  La modularità rappresentata non deve essere intesa però come omologazione della moltitudine nel caso della Bolzoni, bensì come una declinazione personale, che guadagna unicità perché costruita PER il corpo di ognuno. Ogni pezzo può essere ricombinato, dotandosi di più significati, trasformandosi ogni volta (dalla scomposizione di un collant di nylon viene realizzata lingerie). E’ in questo periodo che la stilista introduce nella sua cifra sartoriale il taglio a vivo, che diventa un must per le sue collezioni.

Eleganza come semplicità, passaggio dal neutro al personale sono i due concetti che meglio a mio parere sintetizzano il percorso sperimentale di Bianca e Blu. “Corpo” è la parola chiave che dovete tenere a mente visitando questa mostra.

Rebecca

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via vogue.it)

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via vogue.it)

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via vogue.it)

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via vogue.it)

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via Facebook)

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via Facebook)

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via vogue.it)

Bianca e Blu Exhibition, Museum of Rimini (via vogue.it)

Raw cutted trench, vb16, 1996 (via vanessabeecroft.com)

Raw cutted trench, vb16, 1996 (via vanessabeecroft.com)

vb16, 1996 (via vanessabeecroft.com)

vb16, 1996 (via vanessabeecroft.com)

vb18, 1996 (via vanessabeecroft.com)

vb18, 1996 (via vanessabeecroft.com)

Mostra curata da da Vittoria Caterina Caratozzolo in collaborazione con gli studenti dei corsi Triennale e Magistrale in moda dell’Università di Bologna, campus di Rimini.

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8 Responses to Bianca e Blu

    • L’ho trovato molto intenso. Penso che fornisca ampi spunti di riflessione. Il ragazzo con cui l’ho visto poco tempo dopo l’uscita nelle sale invece era rimasto parecchio sconvolto e disgustato🙂

  1. federicadn says:

    Molto bella!

    The Cutielicious
    http://www.thecutielicious.com
    Fede

  2. Pingback: 80s 90s Facing Beauties | Almost Insiders

  3. Υes! Finazlly someone writes abbout casual watch.

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